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Lucia AlfanoIl termine resilienza, indica in fisica la capacità di un materiale a resistere agli urti senza spezzarsi o a “propagare incrinature”. Recentemente questo termine è entrato a far parte della sfera psicologica per indicare la risposta di un individuo a situazioni di stress. Nello specifico, in psicologia con il termine resilienza si definisce l’insieme dei processi che aiutano l’ adattamento e promuovono lo sviluppo della persona, anche in contesti particolarmente stressanti.

Gli studi, soprattutto in ambito evolutivo, hanno evidenziato che alcuni soggetti di fronte a degli eventi traumatici, anche se inseriti all’interno di contesti psicosociali sfavorevoli, sono riusciti a fronteggiare le avversità in modo soddisfacente e positivo. Nonostante il concetto di resilienza abbia acquisito una nuova visibilità nella prospettiva della promozione del benessere, resta purtroppo tutt’ora ancorato alla prospettiva patogenica del coping, inteso come la capacità dell’individuo di far fronte a eventi stressanti con l’obiettivo di neutralizzarli, ripristinando, se è possibile, lo status quo.

Il processo di resilienza è invece caratterizzato da una traiettoria sostanzialmente stabile di funzionamento sano (o da una prontezza nel recupero delle normali condizioni psicofisiche e dalla capacità di impegnarsi in esperienze generative e in grado di elicitare emozioni positive. Ciò vuol dire che di fronte ad una condizione stressogena un soggetto può attingere dalle sue capacità per superare l’ambivalenza tra la paura della minaccia e la sfida che questa condizione pone, attingendo da un bagaglio di risorse psicologiche che potranno “convertire” l’evento stressante in un opportunità di crescita che spinga l’individuo verso una condizione più vantaggiosa.

Quali siano le risorse a cui ogni soggetto può attingere? Come professionisti del settore come psicologi e psicoterapeuti possono coadiuvare un soggetto che viene a trovarsi in una situazione di difficoltà? In questo contributo si propone una riflessione sulla possibilità di attivare risorse nel soggetto anche in situazione di quello che viene definito come “ecosistema sfavorevole”, distinguendo tra quelle che possiamo distinguere come risorse esterne e risorse interne.
Citando Caplan e Sarason possiamo asserire che il sense of mastery e il senso di comunità si delineano come le due colonne portanti del sistema resilienza. Le caratteristiche dell’ambiente di vita e la qualità delle relazioni sociali sono un punto di riferimento fondamentale in questo ambito di indagine. Il costrutto principale è quello di supporto sociale e quindi lo scambio di interazioni supportive, la percezione di sostegno ricevuto, l’integrazione sociale o, più recentemente, la “solitudine” definita come discrepanza percepita tra le relazioni sociali desiderate e quelle effettive. in questa prospettiva la categoria relativa che appare più articolata è quella relativa alle risorse interne.

Ma esistono anche fattori più proattivi legati al concetto di resilienza, come ad esempio, l’autoefficacia, intesa come un dominio particolare di conoscenze, che contribuisce a fondare un senso di padronanza in quel particolare ambito di competenza o, ancora, l’autoefficacia generalizzata, , che si riferisce ad una valutazione complessiva del soggetto circa il proprio senso di competenza nella vita, trasversalmente alle diverse circostanze entro cui si snoda, intesa come capacità di influenza sull’ambiente e di perseguimento dei propri obiettivi. Si potrebbe ipotizzare che un’influenza importante sia data dall’influsso dell’ottimismo su diversi sistemi variamente collegati alla sindrome da stress; più precisamente si registrerebbero effetti positivi sul sistema endocrino collegato con la condizione di stress (produzione di catecolamine), sul sistema psiconeuroimmunitario (incremento dei leucociti e mantenimento di adeguati livelli di citochine e interlauchine) e sul sistema cardiovascolare. Nella stessa direzione degli studi sull’ottimismo possiamo annoverare il filone di indagine relativo al costrutto di autostima. Il costrutto si riferisce agli elementi cognitivi che sostengono la considerazione positiva di se stessi e l’elevato grado di valorizzazione e di accettazione delle proprie caratteristiche. I benefici connessi ad un livello adeguato di autostima sono ad oggi prevalentemente riferibili alla sfera del benessere psicologico e della salute mentale. L’autostima si dimostra inoltre efficace come strategia di self-regulation.

Scognamiglio L., Alfano L., Barba M., Improta A., Scala M.

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